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Postato il Mercoledì, 25 marzo @ 07:53:34 CDT di admin |
L'ETICA SPORTIVA
(Seconda parte)
Tra le proposte per
cambiare il mondo del calcio ho trovato interessante quella di A.
Rovati, già presidente della Lega Basket e consigliere del Bologna:
i comuni dovrebbero cedere gli stadi alle società ricevendone in
cambio il marchio del titolo sportivo, così se da un lato esse
potrebbero mettere come voce attiva nel bilancio la proprietà dello
stadio, dall’altra il comune riscuoterebbe le “royalties” sui
beni venduti con il suddetto marchio e, cosa non trascurabile,
nell’ipotesi che la società dovesse fallire spetterebbe al comune
procedere alla selezione dei nuovi proprietari, così che la società
non sarebbe costretta a retrocedere nelle serie inferiori con
riflessi economici più gravosi.
A ragione il professor
Uckmar ha sottolineato che il calcio ha mostrato in questi ultimi
anni il peggio di sé: fallimento, lassismo, violazione sistematica
di ogni regola, mancato pagamento delle imposte, continui conflitti
di interesse, ingaggi stratosferici e non sostenibili con gli
introiti, spalmamento dei debiti in 10 anni o loro prorogabilità in
23 anni.
Sulla spinta emotiva
dello scandalo sono stati posti in cantiere alcuni provvedimenti di
carattere operativo quali:
a) un nuovo
regolamento dei procuratori dei calciatori per eliminare quel
gigantesco conflitto di interessi rappresentato dalla Gea World e
contestuale soppressione dell’albo dei procuratori, fermo restando
che coloro che vorranno esercitare l’attività dovranno superare un
apposito esame che permette il loro inserimento in un elenco (sempre
sperando che non diventi surrettiziamente un nuovo albo);
b) un nuovo regolamento
per l’Associazione arbitrale, la c.d. AIA, il cui presidente dovrà
essere eletto con metodo democratico tra i rappresentanti stessi.
Elettori ed eleggibili dovranno necessariamente essere componenti
dell’AIA: alcuni hanno interpretato questa precisazione come una
chiusura alle candidature eccellenti degli ex arbitri Collina e
Agnolin, che, in tempi e per motivi diversi, hanno restituito la loro
tessera uscendo dall’associazione. Ma anche qui si è studiata una
soluzione c.d. “all’italiana”, con la previsione che faranno
parte del Comitato Nazionale i delegati italiani all’UEFA e alla
FIFA, rispettivamente per l’appunto Collina e Agnolin;
c) il designatore degli
arbitri dovrà essere sottratto a qualsivoglia influenza da parte
della Federcalcio e delle varie Leghe, che non avranno più alcuna
voce in capitolo nella scelta dello stesso, in quanto anche lui sarà
eletto democraticamente da coloro che fanno parte dell’AIA;
d) una nuova
organizzazione della giustizia sportiva ove possa coniugarsi la
rapidità dei processi con la certezza del diritto di difesa degli
imputati. Su questo punto si è ancora in alto mare perché si è
ancora indecisi se strutturarla in due oppure tre gradi di giudizio;
e) impedire che il
presidente o dirigente di una squadra di calcio sia
contemporaneamente presidente della Lega;
f) obbligo per gli
arbitri di non svolgere alcuna attività che possa dar luogo ad un
conflitto di interessi e di rifiutare regali, tranne quelli che
abbiano un mero valore simbolico e, comunque, non superiore a 80 euro
di valore. Sempre al fine di tenere integra la propria indipendenza
dovranno rifiutare inviti a cena e a convegni con persone tesserate
con società calcistiche o intrattenere con loro rapporti;
g) obbligo per le
società di contenere gli ingaggi dei calciatori in base ai ricavi,
senza possibilità di sforare.
I termini che sono stati
più usati per sottolineare la ventata nuova sono stati: trasparenza,
spirito sportivo, lealtà sportiva, equità, giustizia e soprattutto
“eticità”.
E’ stato visto tutto
ciò come una sorta di rivoluzione copernicana per dar vita ad un
sistema capace di garantire trasparenza e certezza delle regole,
evitando il riemergere di episodi di corruzione e di slealtà
sportiva, attuando comportamenti etici, ma c’è da considerare che
il passaggio da un contesto culturale all’altro non è mai indolore
e le semplificazioni, siano pure rassicuranti e
confortevoli, portano in sè il germe di una banalizzazione del
tutto.
Il
mondo del calcio sembra però voler essere impermeabile ad una cura
drastica che ponga fine alle allegre e disinvolte gestioni. I cardini
dovrebbero essere una soglia massima agli ingaggi dei calciatori, un
tetto invalicabile al numero degli atleti tesserabili e, soprattutto,
l’acquisto di “fuoriclasse” a prezzo elevato solo in presenza
di copertura finanziaria, altrimenti toccherebbe al presidente-tifoso
e non a quello c.d. manager mettere i soldi di tasca propria.
Troppi
scandali e corruzioni hanno avvelenato questo mondo, tanto da far
sembrare attuale la riflessione che G. Leopardi faceva nel “Discorso
sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” che lo portava
a parlare dell’ “estinzione” o “indebolimento” nel nostro
paese delle credenze nei principi morali, della “inutilità”
della virtù e della “utilità decisa” del vizio. (Continua ...)
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